<!– @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } P.sdfootnote { margin-left: 0.5cm; text-indent: -0.5cm; margin-bottom: 0cm; font-size: 10pt } A.sdfootnoteanc { font-size: 57% } –>
Si è da poco concluso il 2007, proclamato “Anno Europeo per le Pari Opportunità”; dovendo fare un bilancio tutto italiano, potrebbe saltare agli occhi come il tema delle disuguaglianze di genere non sia mai stato affrontato con le dovute misure. Forti disuguaglianze sono riscontrabili in qualsiasi ambito di vita: nella partecipazione al lavoro, nei differenziali salariali, nella conciliazione vita-lavoro, nelle carriere professionali e nella rappresentanza.
Analizzando i dati, i tassi di occupazione femminile nella regione Marche si attestano al 58%, (in crescita rispetto agli anni e mesi precedenti, e molto vicino all’obiettivo di Lisbona dettato dall’UE, con il quale si raccomanda agli Stati Membri di raggiungere un tasso di occupazione femminile del 60% entro il 2010) e, inoltre, superiore sia al dato medio nazionale attestato al 46,9%, che al dato medio del centro Italia 52,6%. Sembrerebbe quindi una situazione non drammatica quella che si sta vivendo nelle Marche, ma nonostante questi dati relativamente positivi le disuguaglianze di genere sono ancora rilevanti. Infatti se compariamo i tassi di attività femminile e maschile con quelli di occupazione e disoccupazione, le differenze di genere vengono confermate: i tassi di attività disaggregati per genere presentano una enorme differenza (76,1% per i maschi, 60,6% per le femmine residenti nelle Marche, valori simili ai tassi di occupazione rispettivamente 74,8% e 58%), ciò significa che le donne marchigiane sono maggiormente distanti dal mondo del lavoro rispetto agli uomini: cercano in minor misura un’occupazione, e molto probabilmente, sono maggiormente dedite al lavoro di cura (lavoro non retribuito e non riconosciuto dalle statistiche ufficiali sulla forza lavoro).
[Leggi il resto...]