Ho sempre ritenuto che il comune di Fano sia un laboratorio politico in cui si pre-corrono spesso le vicende politiche nazionali e, altre volte, le stesse tendenze politiche nazionali vengono accolte con inaspettata velocità dalle élite dirigenti locali.

Anche a fronte dell’ultima ordinanza n° 283 del 29.07.2009 del sindaco di Fano, Stefano Aguzzi, denominata dalla stessa amministrazione “anti-barboni”, questa tesi non si smentisce. Probabilmente in questo caso il nostro comune arriva ad emettere una norma con un po’ di ritardo rispetto ad altre realtà e amministrazioni locali, dato che si era gia’ avvisato sentore di provvedimenti simili, ormai qualche tempo addietro, specialmente in alcune località del nord-est Italia. Ma l’intenzione non è di soffermarsi su questa caratteristica peculiare della città di Fano.

L’intento è quello di sollevare una riflessione sulla incompetenza e impreparazione della nostra giunta comunale nell’affrontare problemi, soprattutto di natura sociale. L’ordinanza in questione (“anti-barbone”), a detta del sindaco Aguzzi e dell’assessore ai servizi sociali Del Vecchio, non vuole essere uno strumento “per allontanare i poveri, ma aiutarli” e scaturisce da un problema, dicono, riconducibile ad un singolo barbone (di nazionalità tedesca, come è stato riportato dai media locali e dallo stesso sindaco), il quale pare abbia rifiutato ogni tentativo di aiuto e assistenza da parte delle strutture dei servizi sociali fanesi. Appena adottata l’ordinanza è stato il sindaco di Pesaro, Ceriscioli, ad esprimersi per primo su questo provvedimento, criticandolo nell’impostazione che ripercorre la “tolleranza zero”, sostenendo che problemi del genere vanno “risolti alla radice” (come se l’opposizione del comune di Fano fosse ormai prerogativa dell’amministrazione pesarese). La polemica si è ulteriormente sviluppata fuori dalle sedi istituzionali opportune, a furia di comunicati stampa, dichiarazioni, lettere e conferenze stampa. Sbalordisce (o forse no) il completo silenzio dell’opposizione fanese in merito all’ordinanza “anti-barboni”, soprattutto in un momento in cui temi caldi come questo sono in discussione anche su scala nazionale, data la recente approvazione del cosiddetto “pacchetto sicurezza” varato dal governo nazionale. Per accrescere la polemica e far tornare, in parte, sui propri passi l’amministrazione fanese c’è voluto un intervento pubblico sulla questione da parte del Vescovo della diocesi di Fano, Armando Trasarti, il quale è intervenuto con forte senso critico nei confronti dell’ordinanza in questione, soprattutto in merito ai principi espressi nella stessa e affermando che, un intervento del genere, non risolve di certo problemi di natura sociale come quello dei senza dimora, scaturiti ed accentuati anche dalla crisi economica che si sta affrontando. Nell’intervento pubblico firmato dalla diocesi si evidenziano infatti anche alcuni dati sul crescente numero di poveri che si rivolgono alle strutture caritatevoli e assistenziali di cui la curia è titolare (caritas diocesana in primis).

Con questo provvedimento l’amministrazione comunale dimostra di non premurarsi di gravi problemi come il crescere del tasso di povertà anche nel nostro territorio comunale, ma di preferire politiche di facciata che probabilmente non avranno esiti e ricadute positive su tutta la cittadinanza. L’opposizione fanese, da parte sua pero’, sembra più interessata in questo momento a contrastare l’amministrazione comunale su temi molto più “scottanti” come l’incompetenza nell’organizzazione della “Fano dei Cesari”.

Una ordinanza come quella emanata pochi giorni fa non farebbe notizia se non per le dichiarazioni che si sono succedute. Non tanto le (poche) critiche hanno impressionato, quanto le dichiarazioni dei nostri amministratori (Aguzzi e Del Vecchio in primis), i quali hanno subito tentato di difendere il provvedimento con un metodo poco raccomandabile, mettendo subito le mani avanti e mettendosi subito sulla difesa. Una cosa tra tutte non pare collimare: se l’ordinanza si prospetta rivolta ad una sola persona, probabilmente non se ne dovrebbe sentire l’esigenza di un provvedimento simile, dato che il testo unico degli Enti Locali recita che è prevista, da parte del sindaco, “l’adozione di un’ordinanza contingibile e urgente, unicamente per una situazione di pericolo per un danno grave ed imminente per l’incolumità pubblica”. Qualcuno ci dovrebbe spiegare quale grave danno avrebbe potuto procurare un solo “barbone”. Inoltre le dichiarazioni in difesa dell’ordinanza da parte del sindaco e dell’assessore Del Vecchio non fanno loro certo onore, visto che una norma giuridica, come tale è un’ordinanza, dovrebbero avere, come giurisprudenza insegna alcuni caratteri basilari, che devono essere: obbligatorietà (cioè tutti devono seguirle e per chi non le rispetta viene prevista una sanzione); generalità (cioè non si rivolgono ad una persona o ad alcune persone, ma a tutti); astrattezza (cioè non si riferiscono ad un caso concreto di una persona che ha fatto qualcosa di male, ma ad un fatto in generale). Ecco, l’ordinanza denominata “anti-barboni”, gia’ solo per il nome, non rispetta i requisiti giuridici di generalità e astrattezza. E soprattutto le dichiarazioni del sindaco Aguzzi e dell’assessore Del Vecchio fanno pensare ad una totale inadeguatezza di questa giunta e non possono essere minimamente accettate da parte di persone che ricoprono una carica non poco importante come quella di sindaco della città e assessore ai servizi sociali.

Ed in tutto questo trambusto nessuno ha pensato di procedere anche per vie legali, magari attraverso un ricorso al TAR oppure, magari, chiedendo le dimissioni di Aguzzi e Del Vecchio.

Ma nel frattempo i cittadini fanesi potranno godersi senza problemi di “decoro urbano” tutta la manifestazione della “Fano del Cesari” e magari chissà se qualche consigliere di opposizione si accorgerà, a manifestazione romana avvenuta, di questa “indecorosa” scelta dell’amministrazione fanese di mettere al bando dal centro storico e da tutti gli spazi pubblici i (anzi il) senza dimora.

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