Ultimamente mi stanno tartassando un po di dubbi sul progetto FLOSS Marche, dubbi che scaturiscono da qualche chiaccherata informale sul progetto con alcuni conoscenti, alcuni fanno parte dei lug e che hanno seguito un po l’evoluzione del nostro lavoro (anche se non hanno partecipato direttamente).
Da cosa dipendono le loro opinioni e questioni che sollevano?
Giusto stamattina ho seguito un seminario ad Ancona alla CGIL, presentavano un libro di un sociologo, tale Carboni, (nato a Pergola tra l’altro se non ho capito male), il titolo del libro è “Società Cinica”. Uno degli argomenti di dibattito, anche questa volta, è stata “l’antipolitica”.
L’analisi è stata abbastanza approfondita, favorita dall’apporto di vari professori che insegnano nelle università marchigiane (per la maggior parte economisti, sociologi, e giuristi).
Questo inciso solo per dire che questo tema dell’antipolitica un po la fa da padrone. Soprattutto per quanto riguarda le opinioni di alcune persone a conoscenza del nostro progetto, le quali potrebbero rientrare in quell’alveo che permea la società, caratterizzato da una forte sfiducia nella politica e istituzioni di ogni sorta.

Cerco di riassumere queste opinioni più comuni che emergono dai discorsi sul tema FLOSS:
“ma una legge per imporre il FLOSS alla PA marhcigiana non serve a un c**zo, soprattutto in questa regione in cui i dirigenti e i vari funzioinari sono per la maggior parte filo Microsoft, e non ne capiscono niente, e sono corrotti/corruttibili”
“La PA sarebbe da abolire non da riformare”
“Quelli che lavorano nella PA sono tutti degli inetti”
“in Italia c’è troppo clientelarismo, un software spesso viene acquistato per dare lavoro ai “conoscenti”, vai a vedere e sono sempre le stesse aziende che hanno rapporti di lavoro con la PA ”
“Le aziende non hanno poi nessun interesse a fornire un buon prodotto. Tanto poi prima che il prodotto venga utilizzato passano mesi o anni, le leggi cambiano, il prodotto non è più valido ed è tutto da rifare, e quando poi lo iniziano ad usare hanno sempre un prodotto scadente”

Qualche volta non so dare torto a queste considerazioni. Un minimo di verità ne trapela.
E nonostante il livello “informale” e i vari luoghi comuni espressi in queste discussioni, emergono dei concetti precisi.

Tutte queste cose, mi hanno fatto scaturire alcuni dubbi causati anche dal mio pessimismo caratteriale.
Nella sostanza cerco di non farmi intimidire da questioni “antipolitiche” (o meglio, per non abusarne troppo di sto termine che ha veramente rotto le balle, diciamo “da questo clima di sfiducia nelle istituzioni e soggetti istituzionali”).
Tutto ciò non può comunque trascendere dall’opinione pubblica che si è diffusa intorno al progetto FLOSS Marche.

Non so bene se abbiamo veramente scelto uno strumento idoneo per agire a favore del FLOSS nella PA.
In Italia (purtroppo) “fatta la legge trovato l’inganno”, per non dire poi che di leggi ne abbiamo ben troppe.
Secondo me ci sono diversi rischi a cui andiamo incontro.
Tra tutti, (a parte che siamo un po in ritardo con le consegne) ma rischiamo di arrivare in ritardo anche alla eventuale approvazione della proposta di legge, e non so quanto sia utile poi, eventualmente, avere una legge regionale che rimanga solo sulla carta e non venga attuata con le dovute severità del caso.
Purtroppo è un rischio reale. e tutto il lavoro svolto in questi mesi diventerebbe inutile. Probabilmente questo spiega in parte anche la bassa partecipazione alla formulazione della proposta di legge.

Proprio sulla questione “partecipazione” personalmente ritengo che il FLOSS marche abbia fallito, e di molto. Nella sostanza sono stati veramente pochi i lug e fsug che hanno aderito al progetto. E quei pochi che hanno aderito non lo hanno fatto mai formalmente, nel senso che l’apporto al progetto è venuto da singoli elementi che magari fanno parte del mondo associativo (lug/fsug).
Sono stati veramente pochi i LUG che hanno aderito. E se hanno appoggiato il progetto non hanno partecipato direttamente e viceversa.
Se uno dei nostri intenti era di formare una rete per lo scambio e la condivisione delle esperienze, beh, questo non siamo riusciti a farlo.

Mia opinione sull’adesione dei LUG: Di fondo sono associazioni apolitiche, e probabilmente ha giocato a sfavore il fatto che sia stata una “parte” politica a promuovere l’iniziativa. Questa è solo una mia analisi/opinione a valutazione di una situazione generale; anzi personalmente penso che se non fosse stata proposta questa idea non saremmo neanche qui oggi a discutere di come sono andate e stanno andando le cose.

Le mie responsabilità sul fallimento del progetto..
Una cosa che è emersa anche nelle discussioni di una altro gruppo a cui ho partecipato: i METODI.
Putroppo sono una persona poco “democratica”, ho questo difetto. E probabilmente non ho saputo dare molto peso al metodo, per favorire partecipazione e coinvolgimento al progetto.
Mi accorgo che ho sbagliato nell’eccesso di presenza nel dibattito.
Gli strumenti previsti per lo scambio di idee e formulazione di contenuti sono fisiologicamente partecipativi. La mailing list, una volta iscritto, chiunque può dire la sua (e all’inizio, nei primi mesi, ha funzionato bene). Il wiki è uno spazio per definizione “collettivo” (il fatto di rendere le modifiche aperte solo ad utenti registrati non credo che abbia influito negativamente su questo), ma di fatto non sono stati molti gli utenti che hanno partecipato ai contenuti del wiki.
Però mi son trovato di fronte ad una situazione, nel momento in cui la partecipazione al progetto stava diminuendo, di fronte alla quale avremmo rischiato di fallire anche l’obiettivo della formulazione della proposta di legge.
E forse, se l’intento era di renderla una vera proposta di legge partecipata, sarebbe stato meglio fallire anche questo obiettivo, e rendersi conto quasi da subito che i presupposti non c’erano per proseguire il lavoro.

Ripensandoci con il “senno di poi”, probabilmente sarebbe stato maggiormente corretto partire dal coinvolgimento del sistema scolastico per favorire la diffusione del FLOSS non solo nella PA.
Un po come è stato fatto nella provincia di Bolzano con il progetto FUSS.

Nel merito dei contenuti del testo della proposta di legge non credo invece che ci siano punti “errati”. Ma probabilmente non sono neanche la persona più adatta a valutarne i contenuti. Visto che il mio punto di osservazione non è affatto esterno all’oggetto osservato, e la mia sarebbe una “valutazione” piuttosto inquinata ed “etnocentrica”.

Comunque, un testo della proposta di legge alla fine c’è anche se non ne saprei definirne la qualità.
Anche se sono rimaste ancora alcune questioni in sospeso (principalmente due, emerse nell’ultimo periodo) nella formulazione della proposta di legge:

1- la solita questione dei bandi di acquisizione del software.

2- una questione che è stata sollevata in alcuni commenti tra la raccolta delle firme online è quella del “digital divide”.

Ma d’altronde queste sono solo opinioni personali ….

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